In occasione del pride month, vorrei parlare di due figure del mondo antico che, in base ai loro
componimenti e alla loro biografia conosciuta, possiamo considerare essere appartenute al mondo
che oggi noi chiamiamo queer. Desidero specificare che ho considerato per questo tema autori
esistiti realmente nelle epoche greca e romana piuttosto che personaggi letterari, innanzitutto perché
molte figure letterarie sono già conosciute per la loro sfera queer, ma soprattutto perché ho ritenuto
più interessante trattare dell’orientamento sessuale di autori classici, magari studiati a scuola di cui
più o meno viene presentato questo aspetto della loro vita.
SAFFO
Un caso forse banale di cui molti sono a conoscenza è quello della poetessa di Mitilene: dalle poche
informazioni che abbiamo su Saffo, sappiamo che è stata insegnante e direttrice di un tiaso a Lesbo,
dove le giovani fanciulle venivano educate ai valori della società aristocratica greca. La poetessa è
sempre stata ammirata per le sue abilità poetiche dai letterati di tutte le epoche e a lei viene
ricondotto il genere poetico dell’amore omosessuale femminile, da cui deriva poi l’uso del termine
“saffico”. Alla figura di Saffo è associato il lesbismo per l’ambiente vissuto nel tiaso, dove il
rapporto tra le fanciulle e l’insegnante, oltre che familiare, poteva essere sessuale in vista della
futura vita matrimoniale: questo fenomeno d’iniziazione all’amore eterosessuale non valeva solo
per le ragazze, ma anche per i ragazzi. Ma allora, osservando il contesto d’epoca, se i rapporti
sessuali omoerotici erano considerati una forma di erotismo paideutico, perché si pensa a Saffo
come una rappresentante dell’amore lesbico? Ci vengono in risposta i suoi componimenti, dove
vengono descritti da lei “i sintomi” della gelosia e dell’attrazione sessuale: infatti, come nel
componimento “Ode alla gelosia”, il rammarico della poetessa non è solo quello di vedere le sue
allieve abbandonare il tiaso in vista del matrimonio, ma anche che il suo amore verso alcune di loro
non sarebbe mai stato duraturo.
CATULLO
Un autore latino di cui invece non conoscevo bene l’omosessualità è Catullo:
infatti, soprattutto al liceo, il poeta è conosciuto per componimenti quali “Odi et amo”, dedicato a
Clodia, soprannominata “Lesbia” proprio in riferimento all’isola di Saffo. Molti studenti, o persino
insegnanti, considerano Catullo come un poeta che canta le sue pene d’amore, ma nel suo “Liber” ci
sono altrettanti componimenti ricchi di insulti e odio verso i suoi nemici. So che non è
strettamente legato all’argomento, ma se siete interessati ad approfondire l’aspetto più “crudo” del
poeta, vi consiglio di leggere qualche suo componimento come il carme XVI ad Aurelio e Furio.
Tornando al discorso principale, sempre da alcuni componimenti dell’autore pare che Catullo
avesse una relazione omosessuale con un giovane romano di nome Giovenzio, a cui ha dedicato il
carme XLVIII. Un altro componimento invece, che non sembra essere dedicato a Giovenzio, ma in
cui emerge in tono scurrile la sua omosessualità, è il carme LVI.
CONCLUSIONI
Voglio concludere questo articolo specificando che parlare di queer in ambito antico non è nato da
un bisogno di giustificare agli odierni omofobi la sua esistenza sin dall’antichità, ma dal desiderio di
trattare due temi per me molto importanti quali la letteratura classica e i diritti LGBTQ+, senza
dover dimostrare nulla di nuovo. Anche se ormai alla fine, buon pride.
BIBLIOGRAFIA
https://it.wikipedia.org/wiki/Saffo#Sessualit%C3%A0_e_comunit%C3%A0
https://it.wikipedia.org/wiki/Gaio_Valerio_Catullo
https://www.storiaromanaebizantina.it/insulti-oscenita-e-scuse-laltra-faccia-del-liber-di-catullo/