INVENZIONI CONTRO LE DISCRIMINAZIONI

Fin dall’antichità ci si interroga sul potere della conoscenza scientifica e su come questo possa essere usato dall’essere umano per gli scopi più diversi, nobili o meno. Dall’ingegno dell’arte di cui parla Sofocle nei primi versi recitati dal coro nell’Antigone fino al Manifesto Russell-Einstein e alla discussione sull’uso delle armi nucleari, l’ingerenza dell’etica nel flusso inarrestabile del progresso scientifico è ancora oggi un tema molto attuale.

Padroneggiare la scienza e la tecnica, però, può essere anche quel quid in più che ti permette di escogitare un modo per migliorare le condizioni di vita di un gruppo di persone, per far sentire più inclusa una minoranza o più in generale per lottare per avere più giustizia sociale: in questo articolo, parleremo di alcune storie poco conosciute di chi nel mondo STEM è riuscito in questo intento, in epoche e contesti sociali molto diversi.

Alla fine dell’Ottocento, Lyda Newman è una donna afroamericana che lavora come parrucchiera a New York. Lyda nota che la maggior parte delle spazzole dell’epoca, fatte con peli di animale, sono troppo deboli per trattare i capelli delle sue clienti: decide di progettare un nuovo tipo di pettine fatto con fibre sintetiche e con spazi appositi per contenere eventuali detriti una volta rimossi dai capelli. Questa invenzione (sotto in figura), creata sulla base delle esigenze delle donne nere, rende la cura dei capelli più igienica ed economica.

Tornando ai giorni nostri, conosciamo Gitanjali Rao, che nel 2015, quando ha appena 10 anni, sente parlare in TV della crisi dell’acqua di Flint, che ha colpito per 5 anni l’omonima città del Michigan. Al telegiornale dicono che tutta l’acqua della città è contaminata da piombo e da vari batteri, probabilmente a causa della corrosione delle tubature: Gitanjali ha un’idea e crea Tethys, un rivelatore di piombo contenente dei nanotubi di carbonio, la cui resistenza elettrica varia al contatto con l’acqua contaminata. Il dispositivo, contenuto in una scatoletta, può quindi essere usato oggi anche nei paesi in via di sviluppo per verificare la sanità e la potabilità dell’acqua.

Per contrastare gli episodi di violenza fisica e verbale in cui più volte si era trovata coinvolta, Jillian Kowalchuk crea invece nel 2017 l’innovativa app Safe and The City*. L’app funziona come una mappa della città di Londra, in cui il percorso suggerito non è il più breve, ma quello più sicuro per evitare non solo furti, ma anche molestie o catcalling: questo è possibile grazie a un database aggiornato in tempo reale basato sulle informazioni della polizia e sulle segnalazioni degli utenti. L’idea di quest’app è simile a quella avuta in Francia nel 2022 da Luc Nadier, oggi CEO di Safee, una start-up produttrice di cover per smartphone anti-aggressione, che al premere di un piccolo pulsante emettono un suono fortissimo che fa scappare l’aggressore e girano un video da mandare a una lista di contatti fidati preselezionata. La cover ha anche una modalità silenziosa, per contrastare le violenze domestiche senza farsi scoprire.

Questi sono soltanto alcuni esempi di come la scienza e la tecnologia possono contribuire in modo positivo alla società o a una causa che ci sta a cuore, ma le possibilità sono infinite. E noi quali strumenti possediamo con le nostre conoscenze? E quali sono invece i diversi usi di ciò che è già stato inventato e che abbiamo sotto mano ogni giorno?

 *Sì, da Sex and The City, che parla di 4 giovani donne libere ed emancipate.

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