Ce lo avevano promesso. L’internazionalismo nato da Internet e la scuola elementare ci avevano promesso un mondo senza barriere, un mondo che avrebbe permesso a ognuno di conoscere chi abitava dall’altra parte della terra, un mondo in cui ognuno pteva esprimersi su YouTube o su Reddit, un mondo che sì sarebbe morto, ma almeno cercando di salvarsi dalla catastrofe ambientale, un mondo in cui le persone non erano divise dal nazionalismo, ma unite dall’ironia e da Clash Royale, un mondo che si sarebbe lentamente rialzato dalla crisi del 2008 sulle note di Katy Perry e del recession pop, di Skrillex e della dubstep.
Mi direte che questa visione è tipica dell’infanzia e dell’adolescenza e che sono legato agli anni 2010 solo perché allora vivevo la mia adolescenza e la mia infanzia.
La risposta è sì.
In un mondo in cui memiamo sulla nostra chiamata alle armi per la terza guerra mondiale e in cui temiamo la perdita del nostro lavoro futuro a causa dell’IA, iniziamo a dire “quanto si stava bene ai miei tempi” e critichiamo i “giovani d’oggi” perché non fanno più i meme “di una volta”.
E così ci identifichiamo con l’etichetta di “Generazione Z” e piangiamo i tempi dei template, i tempi in cui il brainrot era PPAP e i tempi della crossbar challenge fatta da Favij e dai Mates.
Così è nata l’idea di un “Great meme reset”: a partire dal 1/1/2026 in poi, postiamo le cose che avremmo postato nel 2016, ritorniamo alle origini.
Il “Great meme reset” nasce in un’ottica reazionaria contro l’uso massiccio di IA nell’umorismo internettiano, contro la micro-frammentazione delle bolle di Internet in cui viviamo (ancora più frammentate di 10 anni fa), contro l’iper-velocità dei trend (ancora più veloci di quelli di 10 anni fa). In un panorama memico con troppi strati di ironia e in cui neanche il non-sense può spiegare il non-senso dei trend più assurdi, ripartiamo tutti da zero dal 2016, l’epoca d’oro (o che almeno noi consideriamo tale). È un sogno che forse durerà poco, ma vogliamo sentirci come un tempo, anche se là fuori tutto è cambiato. Se il mondo brucia, almeno fateci sognare di ritornare al nostro nido dell’infanzia come Pascoli.
Forse è un grande trend inutile che nasconde la nostra nostalgia e la nostra incapacità di accettare di vivere in un mondo che sapevamo essere brutto, ma non così tanto (mi riferisco principalmente alle carte skifidol degli italian brainrot). Ma pace, facciamolo.
change da world
my final message. Goodbye
