Non è raro sentire, soprattutto in ambito scolastico, frasi come “ad oggi fanno diagnosi a tutti”. Di solito si parla di disturbi dell’apprendimento ma talvolta anche di condizioni relative allo spettro autistico e si fa riferimento ad un esponenziale aumento delle diagnosi. Parlando in questa sede di autismo possiamo dare ragione a quest’ultima affermazione: certo che sono aumentate le diagnosi, la prima è avvenuta solo nel 1943!
Nel 1933 nasce Donald Triplett, il “Caso 1”. Triplett presentava tutta la serie di comportamenti che oggi identifichiamo chiaramente come tratti autistici, quali ecolalia, difficoltà relazionali, difficoltà a mantenere il contatto visivo e “comportamente ossessivi”, come definiti dal dottor Kanner che lo diagnosticò. Morto nel 2023, il signor Triplett si è laureato e ha vissuto una vita tranquilla nella sua città natale lavorando come banchiere.
Per citare però l’articolo Autism’s first child scritto sulla storia di Triplett “Da lì, la storia dell’autismo si sarebbe dipanata nell’arco di decenni, raccontata attraverso numerosi e vari episodi drammatici, bizzarri colpi di scena e interpretazioni sia di personaggi eroici che malvagi”: leggasi, la storia dell’autismo era appena iniziata, almeno clinicamente parlando.
In unione ad una prima diagnosi piuttosto tardiva vi sono numerosi altri fattori che hanno portato nel corso del tempo a dei bias nella attribuzione dei tratti autistici a determinate diagnosi. Infatti l’autismo presenta co-morbilità con diverse altre condizioni psicologiche e psichiatriche come ad esempio ansia, depressione o ADHD. L’associazione ad altri disturbi ha quindi spesso portato a diagnosi errate, ma ciò soprattutto nelle femmine. Si stima che su 4 bambini autistici solo 1 sia femmina e spesso le ragazze vengono diagnosticate in età adulta a causa del maggiore livello di masking. Questo ha portato ad una sorta di pregiudizio in quanto a lungo si è ritenuto che l’autismo fosse una condizione solamente maschile.
Quindi se la condizione è stata ufficialmente riconosciuta da poco e la sua diagnosi è stata in principio più difficoltosa è naturale che i casi siano in aumento, semplicemente ci sono sempre stati ma non erano riconosciuti. Questo anche perché l’idea di autismo più comune è forse quella legata al tipo 3, non verbale, ma l’autismo viene definito “spettro” proprio perché le caratteristiche variano da persona a persona enormemente e molte persone autistiche vivono una vita definibile “normale”, non come ci si aspetterebbe da qualcuno la cui definizione si trova sul DSM. Per l’appunto il sopra citato Donald Triplett faceva il banchiere, ma sono anche noti i casi di Daryl Hannah, attrice, Anthony Hopkins, anch’egli attore, Courtney Love, cantante, Satoshi Tajiri, creatore di Pokemon e molti altri. Ci sono poi ovviamente casi presunti, precedenti alla creazione della definizione di autismo e ipotizzati basandosi sulle biografie delle persone, come Alan Turing o Nikola Tesla.
Quindi l’autismo è sempre esistito, ma è stato riconosciuto come una condizione a sé da poco e gli studi continuano ed è per questo che aumentano le diagnosi, e speriamo che con l’aumento di queste diminuiscano anche i pregiudizi.
BIBLIOGRAFIA:
https://www.erickson.it/it/mondo-erickson/i-disturbi-medici-associati-autismo