Passeggiando per il giardino di fronte al Duomo, nell’Isola dei Musei, non ho fatto altro che ammirare lo spaccato di questa città: Berlino. Proprio da quel giardino, infatti, si può vedere il cuore della città: di fronte il Duomo, accanto ad esso l’Altes Museum e poi, nascosti un po’ più in là, dietro un colonnato che tanto ricorda quelli dell’Antica Grecia, ecco l’Alte Nationalgalerie e il Neues Museum. Considero proprio questo luogo il cuore della città perché non si tratta altro che di un’isola, collegata attraverso la città da ponti: questo la rende speciale e, sotto certi aspetti, anche unica. Oltre a ciò, dall’altra parte della città abbiamo il celebre Castello di Charlottenburg, che somiglia proprio ad una piccola Versailles, con quegli interni così riccamente e minuziosamente decorati e quei giardini, i cui fiori e le cui siepi sono tenute a regola d’arte.
Certo, Berlino non si ferma qui in fatto di monumenti da vedere, ce ne sono molti altri, anche più importanti dal punto di vista storico: prima di tutto c’è il Muro, i cui resti sono ancora visibili a Potsdamer Platz e poi, appena fuori dalla città, abbiamo il campo di concentramento di Sachsenhausen, il primo ad essere costruito dalla Germania Nazista.
Berlino è una città unica, con una storia talmente particolare che nessun’altra città in Europa può paragonarsi ad essa e trattenere questa moltitudine di storie in sé; per questa ragione, quando si va a Berlino si ritrova questa moltitudine di stili a livello artistico e architettonico. Molti turisti, quando si recano nella capitale, rimangono spesso delusi; le frasi che più spesso ho sentito dire sono “Vista dall’alto si vede che gli edifici hanno tutti stili diversi, sembrano dei cubi” e ancora “E’ tutta grigia”.
Le ragioni di questi commenti possono essere tuttavia facilmente spiegati: durante la Seconda Guerra Mondiale è stata bombardata nel 1940 e dal 1943 al 1945; dopo il conflitto è stata suddivisa in quattro parti e vi hanno costruito un Muro che la attraversava, separando migliaia di famiglie che non si sono potute riabbracciare dal 1961 al 1989. Quante altre città hanno subito un vissuto simile?
È proprio per questo che Berlino è la mia città preferita; nonostante tutto ciò che ha trascorso, è riuscita a fare i conti con il proprio passato e adesso porta ancora le cicatrici di quel passato così ingombrante: lo vediamo nei resti del Muro di Berlino nella East Side Gallery e nel Memoriale per gli Ebrei assassinati d’Europa, solo per citare alcuni esempi.
Quando noi visitiamo la città, ricordiamoci di tutto questo e sarà a quel punto che comprenderemo la sua bellezza.
