Le confessioni di segreti passati e mai rivelati esercitano su di me un fascino irresistibile e voyeuristico. Sono abituata a scrivere più a lungo, ma questa volta c’è poco da dire: questo libro è una storia, ed è una storia completa, vera e soprattutto ben scritta.
Riflettere sul quanto e sul come il nostro passato ci tramuti in ciò che siamo, ragionare sul come episodi trascorsi continuino a scolpire il nostro essere, è un qualcosa che i libri, e le storie in generale, trattano ampiamente da secoli. Non sono dunque qui a elogiare l’autore di questo breve testo come un vate letterario, nè a esaltarne la prosa come letteratura classica. Piuttosto, ne apprezzo la pragmaticità scritta, la capacità che ha avuto nel congegnare quello che è un libro solo nella presentazione editoriale, ma che è più un racconto nella lunghezza e nella composizione.
Ho sempre apprezzato chi sa scrivere ad effetto, chi non necessita di chili di carta per trasmettere un messaggio o un’idea. C’è tanta potenza nell’essenzialita, così come alto è il rischio di degenerare in assunti privi di profondità. Un fosso, questo, abilmente scansato da Du Gard, che regala al catalogo Adelphi una piccola gemma divorabile in una sera, ricca di dolore, crescita, rimpianti e gratitudine per un passato che non torna, ma che non abbandona.
Oggi come sempre, grazie a chi scrive bene, in lungo o in largo che sia.

