Vi capita mai di sentire una canzone e di ritrovare nelle parole contenute in essa un messaggio già sentito da qualche parte? A me è successo, in particolare con due canzoni del cantautore torinese Emanuele Aloia. So che non è molto conosciuto, ma ritengo due canzoni della sua produzione discografica veramente ricche di significato. Mi riferisco a Ipocrisia e Sindrome di Stendhal, che vi invito ad ascoltare.
Link per “Ipocrisia”: https://www.youtube.com/watch?v=3qB4pbe2bLA&list=RD3qB4pbe2bLA&start_radio=1
Link per “Sindrome di Stendhal”:
https://www.youtube.com/watch?v=gQ2RIFGCixM&list=RDgQ2RIFGCixM&start_radio=1
Indipendentemente dai gusti musicali, per cui le canzoni posso piacere o meno, è innegabile che vi sia un tentativo evidente di comunicare un messaggio importante.
Facciamo un passo indietro e retrocediamo di un secolo circa, rimanendo in Italia. 1867, ad Agrigento nasce Luigi Pirandello, scrittore e drammaturgo italiano di rilievo. Cosa affermava Pirandello nella sua poetica?
Pirandello vive in un periodo di crisi delle certezze: si è scoperto che la Terra non è al centro dell’universo e si sta diffondendo la teoria della relatività. Non vi sono più realtà oggettive e tutto viene messo in dubbio, a partire dalla perdita di fiducia del mito del progresso e della scienza. Questo immaginario collettivo avrà una forte influenza nelle opere di Pirandello, caratterizzandole nella loro totalità e diventando un tratto tipico della sua produzione.
La poetica pirandelliana si basa sull’idea che ognuno di noi contenga tantissime personalità diverse e che a seconda della situazione e del contesto in cui siamo agiamo diversamente. Ogni persona è in continuo divenire e siamo immersi nel fluire della vita, ma tendiamo a fissarci in una personalità, che aspiriamo essere unitaria e coerente, che Pirandello definisce forma. La realtà pertanto è la vita, ma l’essere umano tende a radicarsi nella forma, recitando un ruolo, come fossimo immersi in una trappola, dalla quale non riusciamo ad uscire. Per Pirandello la contemporaneità ha tendenze alienanti e per non rimanere emarginati dalla società in cui viviamo, noi indossiamo quotidianamente tante maschere diverse.
Ora torniamo ad Emanuele Aloia, cantante a noi contemporaneo. Cosa afferma nella canzone Ipocrisia? Il brano inizia descrivendo una scena di violenza, un attentato, in cui tutta la società si preoccupa di piangere, postando qualcosa sui social, e lui si “mangia un gelato”. La canzone prosegue soffermandosi sulla risposta della gente alla morte del ragazzo, come se fosse possibile scrivere “messaggi d’amore per farlo resuscitare”. Già in questa prima strofa è contenuta tutta la critica espressa da Aloia. Viviamo in un’epoca in cui ognuno è pronto a fare battaglie sui social, ma quando bisogna agire concretamente siamo tutti inermi. L’azione di mangiare un gelato non è indifferenza verso la violenza, ma è una visione di chi si è reso conto della società in cui è immerso e capisce che non ha senso disperarsi online. Infatti, sui social, non si trovano veramente le persone, ma “c’è solo abbondanza di maschere”. Qui inizia il ritornello, facendo espliciti riferimenti agli attentati che nel 2015 hanno coinvolto Parigi, simboleggiando vicinanza alle vittime e un forte sentimento di denuncia verso la violenza. Il cantante torinese eleva il discorso, soffermandosi sul fatto che l’amore sia gratuito, ma gli attentati ci sono stati, e forse lui che se ne accorge è soltanto una “malattia” della società. Con un’ironia tagliente riesce a far emergere l’idea che sia lui il problema della contemporaneità, ma non è chiaramente così. Infatti, nella seconda strofa, sottolinea come la “normalità è solo ciò che vuoi vedere” e agli occhi della società forse sfociare in tentativi di violenza e attentati potrebbe sembrare normale, quando normale non è. La frase “il destino non lo decidono mica gli eroi” è un riferimento alla mitologia greca, per cui ci siano delle azioni che non possiamo controllare, perché sono presenti forze più potenti di noi. Qua però il piano è ribaltato: a causa di persone che si credono più potenti, agendo con la violenza, viene deciso il destino di molte persone. Inoltre, l’impotenza dell’essere umano è testimone dell’idea iniziale per cui non si possono cambiare le cose con messaggi sui social. Anche la scelta di usare il francese nel ritornello per esprimere la sua vera posizione è interessante, quasi a testimonianza di come parlando nella lingua del proprio Paese non si venga comunque compresi.
La discussione viene ampliata nella canzone Sindrome di Stendhal. Infatti, esordisce affermando con convinzione che il “il virus più grande del nuovo millennio […] porta il nome di essere umano”. È una forte denuncia nei confronti della contemporaneità “il mondo che cade, tutto allo sfascio”. Nessuno va più nei musei, ai locali la gente è sola, però “sempre più pieni ‘sti social”. In questa canzone Aloia non utilizza l’ironia per stuzzicare l’attenzione delle persone, bensì va diretto al punto. Usa il termine Gaia per riferisci alla Terra, per la sua etimologia greca, e decreta “sono anni che bruci non sembri un pianeta, sembri una stella”. È allo stesso tempo geniale e aberrante. Geniale la scelta dell’autore di presentare il nostro mondo come apocalittico, aberrante per la denuncia portata avanti, largamente condivisibile. Quando afferma che la gente si preoccupi di “idolatrare le amebe delle nullità” è un ulteriore rimando ai social e all’alienazione derivante. L’immagine delle persone estraniate passa bene con “la gente ha uno sguardo di pietra e la testa di medusa”, per antonomasia la pietrificazione totale.
È lo stesso messaggio portato avanti da Pirandello un centinaio di anni prima, quando non si sentiva compreso nella contemporaneità e trovava che ognuno vestisse delle maschere. Pirandello conclude la sua riflessione senza trovare una risposta razionale, ma decreta un trionfo dell’irrazionalismo, tramite atteggiamenti insensati e non razionali. Questo è ciò che si trova nelle novelle pirandelliane, in particolare nelle azioni di Belluca ne Il treno ha fischiato oppure in Ciaula che scopre la luna. Un momento di fuga irrazionale, istintivo, che permette però la sopravvivenza ed il riuscire a resistere anche in una società alienante.
Nei ritornelli di Sindrome di Stendhal viene data la risposta di Aloia e anche qui la ragione non può agire. Infatti, il cantante torinese trova nell’arte una possibilità salvifica. L’essere Stendhal significa proprio lasciarsi andare di fronte all’arte, facendo riferimento alla sindrome collegata. È lo stesso momento di evasione pirandelliano: quando nel brano vengono urlati i nomi di tutti gli artisti in successione è esattamente ciò che prova Belluca quando immagina in Pirandello di salire su quel treno, o Ciaula che non ha più paura e che si sente libero, alla vista della Luna.
Non so veramente se Emanuele Aloia possa definirsi il Pirandello del XXI secolo, perché soltanto il tempo ci dirà se il cantautore torinese riuscirà a raggiungere tutte le persone, come è stato in grado di fare Pirandello rendendo il suo messaggio universale. Bisogna riconoscere però al giovane cantante che è stato veramente abile nel coniugare una critica alla contemporaneità, con la musica e con l’arte, permettendo una reinterpretazione dei suoi testi in chiave pirandelliana.

