FUORISEGGIANDO – LE PASSEGGIATE DEL FUORISEDE A TORINO: EP. 3 LE GALLERIE STORICHE

La passeggiata che vi propongo per quest’oggi è perfetta per quando vi trovate in centro, oppure se avete appena terminato una lezione a Palazzo Campana o se siete degli esuli di Palazzo Nuovo che si ritrovano a seguire delle lezioni presso un cinema cittadino. Questa proposta si snoda in tre tappe, molto ravvicinate, che illustrano un po’ la passione sabauda per i passages alla francese.
Quest’ultimi nacquero a Parigi alla fine del Settecento, sospinti dai primi processi di industrializzazione e dalla crescita demografica che interessò la città. Secondo gli architetti post-rivoluzionari i passages dovevano rappresentare uno spazio aperto a tutti, dove si coniugava la funzione commerciale a quella dell’intrattenimento. Spesso, infatti, si trovavano luoghi di ristori confinanti con teatri o altri spazi dedicati allo spettacolo. Questa doppia natura in realtà era un’attrattiva principalmente per la media ed alta borghesia, la quale frequentava assiduamente queste gallerie e le faceva diventare passerelle personali per affermare il proprio status sociale.
Un’altra caratteristica che è rimasta inalterata è il ricorso a due materiali che hanno contraddistinto le prime fasi dell’industrializzazione, come il vetro e il ferro, e che ad inizio Ottocento rappresentavano la modernità architettonica nella sua essenza. Ed ecco, quindi, le “nostre” tre gallerie di ferro, vetro e luce che possiamo ammirare in città.
Parto dalla più famosa di tutti, vale a dire la Galleria dell’Industria Subalpina, progettata nel 1873 dall’architetto Pietro Carrera. Si tratta dell’esempio più emblematico in città perché concilia esigenze di tipo commerciale con una spiccata attenzione decorativa.
La galleria è impostata su due piani e il protagonista indiscusso è, come anticipato, il ferro che crea le nervature di raccordo per il vetro che filtra la luce e che dona un’illuminazione naturale all’ampia sala. Oltre ai negozi, però, la Subalpina mantiene tutt’oggi la sua vena artistica con la presenza del Nuovo Romano, la sala cinematografica più antica di Torino e l’aula più confortevole per le studentesse e gli studenti di Palazzo Nuovo, privati delle aule magne.
Fin dalla fine del XIX secolo esso fu un luogo d’intrattenimento, per divenire poi il noto Cinema Romano nel 1907.
A poca distanza dalla Galleria Subalpina, nata anche dalla necessità di collegare piazza Castello alla piazzetta Carlo Alberto, su cui si affacciava la sede delle Poste Centrali di Torino (l’attuale Palazzo Campana), si trova la Galleria San Federico.
Questo passage fu realizzato negli anni ‘30 del Novecento, dopo che il podestà Paolo Thaon di Revel avanzò l’ipotesi della ristrutturazione della ex Galleria Natta. La nuova struttura, realizzata nel 1933 dagli ingegneri Giovanni Canova e Vittorio Bonadè Bottino, è contraddistinta da una pianta a “T” a cui ogni braccio corrisponde una delle vie più importanti del centro cittadino, quali Via Roma, Via Bertola e Via Santa Teresa. L’intitolazione a San Federico si deve, invece, all’antico nome dell’isolato. A fine Ottocento, nella galleria Natta, si trovava il Caffè della Meridiana, ritrovo prediletto per letterati e bohémiens e, dal 1934 fino al 1968, la prima sede del quotidiano “La Stampa”.
L’architettura che possiamo ammirare oggi è molto diversa da quella dell’appena descritta Galleria Subalpina, la volta è a botte, c’è un ampio ricorso al marmo e nel punto di raccordo tra i differenti bracci si trova il Cinema Lux. Il progetto del cinema lo si deve all’architetto Eugenio Corte e nuovamente all’ingegner Giovanni Canova. Venne inaugurato nel 1934 e i suoi 1573 posti lo resero il più grande cinematografo di Torino.
Infine, spostandoci un po’ dal centro, ci rimane la Galleria Umberto I che consiglio di visitare quando andate a fare la spesa a Porta Palazzo. Essa, infatti, collega via della Basilica con piazza della Repubblica e il suo storico mercato.
La galleria si sviluppa su una pianta cruciforme e al suo interno si può ammirare la copertura in vetro e metallo, sede di una “Luce d’Artista” permanente ad opera del torinese Marco Gastini, oltre che la storica farmacia dell’Ordine Mauriziano che non ha cambiato mai sede dal 1575. Quest’area, infatti, ospitò l’Ospedale Maggiore dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro dal 1575 al 1887, quando fu dichiarato non più idoneo e dunque spostato nell’attuale sede di via Filippo Turati. Nel 1888 l’ex ospedale fu acquistato dalla Banca “Fratelli Marsaglia” e fu incaricato l’ingegnere Lorenzo Rivetti di trasformare l’edificio in galleria commerciale, con l’intitolazione al sovrano Umberto I.

Ci tengo a chiarire che questi luoghi sono nati per lo svago borghese. Oggi, passeggiando al loro interno, ci si ritrova circondati perlopiù da grandi catene di abbigliamento o negozi che hanno ben poco in comune con le botteghe di artigianato e antiquariato che si potevano trovare nell’Ottocento. In questo senso, l’unica galleria che ha mantenuto un’anima abbastanza autentica è quella dell’Industria Subalpina.
Va ricordato anche che la costruzione di alcune gallerie fu promossa dagli istituti bancari dell’epoca, interessati solo a investimenti immobiliari e finanziari.
Tenendo conto di queste dinamiche e delle origini classiste di tali luoghi, vi invito a compiere una visita, il più possibile critica e consapevole, alla scoperta dell’evoluzione di Torino. Inoltre, se come me non avete mai stati a Parigi, potrete comunque apprezzare un’architettura ispirata alla Belle Époque, a pochi passi dal Collegio.

Buona passeggiata, fuorisede!

 

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