La proposta di oggi può sembrare un po’ insolita e, riconosco, non alletta forse i gusti di tutti, ma a mio avviso una passeggiata nel Cimitero Monumentale di Torino è da fare!
Innanzitutto perché, i cimiteri, a maggior ragione quelli monumentali, sono dei veri e propri musei a cielo aperto, testimonianze concrete di una memoria certamente individuale, ma anche collettiva, oltreché, spesso, luoghi dove si celebra la vita piuttosto che la morte.
Il Cimitero Generale di Torino, dagli anni ‘80 anche conosciuto come il “Monumentale”, si trova a Vanchiglietta (tappa perfetta dopo una lezione al Campus).
La costruzione del primo nucleo risale al 1827 e sin da subito divenne il camposanto più importante della città, l’unico pronto ad accogliere nuove salme in una città in rapida espansione. Ad esigenze di ordine pratico, come l’elevata richiesta di spazi dove poter edificare nuove tombe e gli accorgimenti igienici del primo Ottocento, si affiancò la volontà di dotare la città sabauda di un luogo atto alla sepoltura esteticamente piacevole e uniforme.
La volontà iniziale venne di fatto mantenuta; non a caso il “Monumentale” si configura come un museo all’aperto dove dialogano opere del primo ‘800, incarnanti i valori fondanti della borghesia, con molte tracce artistiche che spaziano dal Classicismo al Liberty, passando per la celebrazione del Risorgimento, fino ad arrivare al rigore formale novecentesco.
Il cimitero che vediamo oggi, però, ha perso quell’omogeneità artistica che avevano teorizzato i primi ideatori ed è di fatto il risultato di numerose ampliazioni che si sono susseguite negli ultimi due secoli.
La passeggiata si può articolare come una caccia alla tomba del personaggio famoso. Infatti, sono numerose le personalità che riposano ivi, solo per citarne alcune: Massimo d’Azeglio, Silvio Pellico, Edmondo De Amicis, Rita Levi-Montalcini e Primo Levi. Oppure come ricerca puramente estetica dei sepolcri più affascinanti dal punto di vista storico-artistico. O, ancora, come una visita senza fini e senza meta, dove ci si lascia ispirare dal luogo e trasportare dagli elementi che più incuriosiscono.
Nel caso in cui, però, preferiate la seconda modalità, non potete non avvicinarvi alla tomba più imponente di tutte: il mausoleo in onore del tenore Francesco Tamagno.
Un po’ difficile non notarlo, con i suoi quasi quaranta metri d’altezza e l’imponenza di una struttura che domina l’intero camposanto. L’unica parte sobria è forse l’iscrizione: “A Francesco Tamagno. La figlia”.
Quest’ultimo fu un tenore lirico ed è stato considerato dalla critica il più grande tenore verdiano della fine dell’Ottocento.
Per commemorarlo, la figlia decise di far erigere quest’imponente struttura ricca di richiami all’antichità e, dunque, degna della personalità quale era suo padre.
La scelta del materiale è stata forse la chiave vincente di questo mausoleo, perché fu fatto ricorso al marmo Botticino, una pietra non porosa, che difficilmente si deteriora e che mantiene un candore sfavillante anche a distanza di tantissimo tempo.
Vi sono poi diciotto scalini che conducono alla camera sepolcrale (ahimè, sempre chiusa) e a scoraggiare i curiosi ci sono due sfingi che proteggono il sito.
Le sfingi, però, non sono l’unico rimando al mondo antico, infatti il mausoleo a Tamagno riprende le forme dell’antico monumento a Lisicrate, eretto nel 334 a.C. presso l’Acropoli di Atene, per commemorare la vittoria della sua tribù in una gara canora.
Infine, la cupola, sorretta da colonne corinzie, fa da basamento ad un tripode di bronzo, oggetto che nell’antica Grecia veniva offerto come dono agli dei, agli atleti e agli ospiti illustri.
Buona passeggiata, fuorisede!
