LEGGERE QUALCOSA DI DIVERSO, QUALCOSA DI UNICO, QUALCOSA IN POESIA

Di avidi lettori fra i corridoi del collegio e fra le aule delle nostre università ce n’é a perdita d’occhio, o forse semplicemente mi capita di conoscerne a decine perché anche io lo sono e spesso e volentieri fra lettori ci si ritrova. E’ osservando cio’ che leggono tutti questi lettori, sentendo cio’ di cui parlano con tanta passione e facendo tante osservazioni sia positive che negative che si puo’ fare un viaggio in una enorme e fornitissima libreria che ha al suo interno dai classici più struggenti alle opere moderne più ironiche, dai saggi più complessi ai libri più brevi e “leggeri”. Opere che parlano di tutta l’esperienza umana in un modo equamente prezioso. Ma spesso e volentieri noto che uno di questi scaffali di questa biblioteca così eclettica é spesso vuoto, o i suoi libri sono lasciati lì ad impolverarsi: quello della poesia. Uno scaffale che capita casualmente essere il più caro a me, avidissimo lettore di versi in questa forma e in ogni lingua (e pure alle volte timido imitatore di questi ultimi); diventa la mia sfida quindi, e spero di non essere come un Don Quixote contro i suoi mulini a vento, il mettere una piccola luce su questo scaffale, parlare delle perle conosciute o
nascoste che vi si trovano, e forse anche ispirare qualcuno a raccoglierne qualcuna.
Quindi perché leggere poesia qui ed ora? Perché leggere poesia prima di addormentarci nelle nostre stanze di collegio? Perché leggere poesia dopo aver già studiato o prima di studiare qualcosa di complesso per ore? Le ragioni per me sono infinite, ma metterò qui le mie principali, sperando che possano risuonare anche in qualche lettore.
Prima di tutto… Leggere poesia per scoprire qualcosa di nuovo: un genere, uno stile, un modo di raccontare delle storie, un modo per raccontare soprattutto delle emozioni, e non perché sia nuovo per se come genere, anzi é forse il più antico genere di letteratura, ma é proprio per la sua origine cosi’ “ancestrale” che riscoprirlo puo’ essere così sorprendente. C’è poesia in ogni periodo storico, c’è poesia a proposito di praticamente qualsiasi tematica che si possa immaginare, c’è poesia per ogni gusto possibile e ne è stata prodotta talmente tanta che alle volte si puo’ impallidire dalla scelta: in questo articolo nelle linee sottostanti citero’ alcune delle opere che sono state le più importanti per me personalmente, ma se si è persi nel mare di poesia che si trova quando la si vuole iniziare a leggere, allora non esiste tecnica migliore del semplice ed ingenuo iniziare a leggere.
Il mio consiglio è quindi quello di iniziare dagli autori più classici che parlano delle tematiche che stanno più a cuore e di cui si legge in altri stili: leggete più spesso romanzi dove l’amore sta al centro? Leggete i Trovatori o qualsiasi continuatore della loro tradizione. Amate leggere di politca? Troverete moltissime opere di ispirazione politica, dove sia
ideologia che pratica sono messe in poesia (ad esempio la poesia Die Schlesischen Weber di Heine). Vi piace leggere testi religiosi o di religione? Ricordate, i Salmi sono poesia, e l’Islam è la casa di alcuni degli autori di poesia (soprattutto persiana) più raffinati che si possa avere il piacere di leggere. Inoltre, penso che la poesia abbia una particolare forza in questa nostra epoca, e specialmente per noi universitari e collegiali per la sua brevità (la stessa ragione per cui se non leggo poesie, leggo novelle) che non diminuisce assolutamente la sua potenza: puo’ essere
veramente complicato, mentre si é circondati di impegni universitari e non, trovare il tempo per prendere in mano un lungo romanzo e leggerne le trame intricatissime perdendocisi e ritrovandocisi rispecchiati insieme, per quanto bello possa essere. Ecco quindi che prendendo una poesia si ha un vero e proprio fiume di emozioni che é stato sapientemente compressato nella forma di versi che portano con sé anche tutta la forza della musicalità tipica della poesia (o della sua traduzione, se non si leggono le opere in italiano o in lingua originale). È un’esperienza breve ma intensa, che è spesso cio’ che più si ricerca fra le pagine di un libro, ma puo’ essere anche un’occasione, quando tutto attorno diventa eccessivamente sovra-stimolante, per fermarsi su poche ma profonde parole e passare molto tempo ragionandoci e riflettendoci. Gli autori che personalmente consiglio di più per questo aspetto di forza e brevità sono due: Edgar Allan Poe e Charles Baudelaire, due grandissimi classici del genere della poesia, e più specificamente di una poesia alle volte estremamente macabra data la sua profondità, ma che è anche estremamente breve e fluida. Mentre si leggono le poche righe de The Raven di Poe si corre fra confuse tragedie ed emozioni, tutto per essere poi “riportati
alla realtà” ad ogni “nevermore”; se si legge Baudelaire ci si perde da un lato nelle strade di una Parigi non stereotipata, dall’altro soprattutto nella psicologia dell’autore e dei suoi tanti protagonisti, specie nella sua raccolta Le Spleen de Paris – petits poèmes en prose che mi sentirei di consigliare ad ogni neofita di poesia in quanto si tratta effettivamente di una raccolta di brevissime prose dallo stile molto poetico, quello che considero un perfetto ponte fra i due generi.
Passiamo poi a quella che secondo me è la caratteristica fondamentale della poesia e che la rende cosi’ preziosa come genere: la capacità di essere un vero specchio per coloro che la leggono. Questo significa, data una qualsiasi poesia, da un lato che chi la legge puo’ riflettere a proposito di sé in ogni parola, dall’altro che ognuno che la legge ci possa vedere nelle stesse parole qualcosa di diverso, forse persino delle frasi interamente diverse.
Il fatto che la poesia sia uno specchio, significa anche che la poesia cambia man mano che noi cambiamo. Questa è una caratteristica tipica di ogni opera letteraria, e di ogni opera d’arte in generale, ma nella poesia tutto questo è portato all’estremo: leggere poesie diverse in periodi diversi significa sia vedere una nuova immagine di sé rispecchiata, sia ricordarsi dell’immagine che ci si sono viste durante le letture precedenti; è anche per questo che consiglio profondamente anche di andarsi a rileggere tutte quelle poesie lette durante gli anni delle scuole superiori e che forse si erano ignorate o detestate: se forse un qualsiasi lettore di 16 anni fa genuinamente fatica a ritrovarsi nei versi e nella metrica di Pascoli, penso sia più facile per un universitario comprenderne sia gli affetti, sia la sensazione di continua nostalgia. E questo lato della poesia colpisce sempre di più man mano che si leggono poesie, e man mano che si scoprono nuovi modi di fare metrica e si esplorano nuovi modi di esprimere le varie sensazioni. E, per esperienza sia in prima persona che in terza persona, so perfettamente come questo impatto sempre più forte porti molto spesso a voler provare anche ad esprimere da sé qualche complessa emozione in poesia. Credo che questa sia una delle principali utilità della poesia: portare chi la legge a voler anche aprire sé stesso in scrittura, esattamente come succede penso ad ogni “poeta” e come successe anche a me, che banalmente non avrei mai iniziato a scrivere poesie senza aver letto per esempio Le Lac di Lamartine.
Infine, aggiungo un’altra motivazione del perché penso che leggere poesia possa essere un’utilissima esperienza legata a doppio filo al fatto di studiare lingue straniere. Infatti, il leggere delle opere costruite in modo cosi’ particolare nelle lingue originali puo’ essere un’ottima occasione per scoprire dei livelli più profondi della lingua ed anche per
comprenderne i meccanismi più particolari. Ma quest’interesse non guarda la lingua dal punto di vista più “nudo e crudo”, ma dà anche uno sguardo all’evoluzione attraverso i secoli della lingua stessa ed anche all’evoluzione della cultura e della società ad essa legate; leggendo ad esempio i Trovatori, come fra i tanti Arnaut Daniel o Jaufré Rudel si puo’ capire moltissimo sia del perché la Poesia stessa si sia evoluta in questo modo, ma anche il perché la Francia ed il
francese siano quelli di ora, e su di questo si potrebbero scrivere tante cose da preparare un altro intero articolo (e non è detto che prima o poi io non ci metta mano). E questo in realtà non vale solamente per noi studenti di lingue, ma anche per chiunque sia interessato di una qualsiasi cultura al punto di esserne affascinato, o anche per chiunque abbia fatto degli studi di liceo classico, e sia interessato a capire dovo sia finita la poesia e la cultura greca dopo i classici Omero e Saffo, ad esempio andando a leggere le opere di Konstantinos Kavafis o di cantautori come Dalaras.
Siamo quindi alla conclusione di questa breve epopea attraverso le ragioni per cui leggere poesia, un’epopea che non vuole essere di certo un’apologia della poesia, che comunque, anche se alle volte ignorata, non viene mai attaccata (a mia conoscenza), ma per sperare di fare così un regalo con uno di questi consigli ad almeno un lettore di questa prima edizione post-natalizia di EinaudiTo.

Giacomo Ielmoli
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