MARX ADDIO: LE INDICAZIONI NAZIONALI SULL’INSEGNAMENTO DELLA FILOSOFIA

Già in un articolo dello scorso anno mi sono occupato delle nuove indicazioni nazionali per l’insegnamento della Storia. Tocca ritornare sull’argomento, questa volta però per parlare delle indicazioni del ministero Valditara sulla filosofia nei licei. Nello specifico, vittime della scure ministeriale sono Spinoza, Hobbes, Locke, Rousseau e poi Marx. Cadono vittime anche altri filosofi come Leibniz, Fichte e Schelling.

Da studente di storia mi permetterei di fare un piccolo appunto riguardo alle scelte che sono state fatte. Le indicazioni parlano di un filosofo a scelta tra Hobbes, Locke e Rousseau, cioè coloro che sono considerati padri, rispettivamente, delle idee di monarchia assoluta, del liberalismo e del pensiero dal quale è scaturita la Rivoluzione francese: pensatori che dunque hanno influito sul loro tempo e il cui studio offre una visione limpida della loro epoca storica. I filosofi, dunque, rappresentano spesso e volentieri degli snodi storici, momenti in cui Storia e Filosofia si intersecano indissolubilmente. Lo stesso discorso ovviamente vale, a maggior ragione, per Marx.

Ed è qui che emerge ancora una volta come il provvedimento sia, a tutti gli effetti, ideologico. È evidente, infatti, che il pensiero di Marx porti con sé tutta una serie di elementi politici, per certi versi ancora oggi attuali, che proprio per questa motivazione non possono essere ignorati dai programmi scolastici. Le motivazioni sono evidenti. Il 1848, con la pubblicazione del Manifesto del Partito comunista, scritto insieme a Engels, segna volenti o nolenti un cambio di passo epocale: lo spettro del comunismo comincia ad aggirarsi per l’Europa agitando le vecchie monarchie e segnando l’ingresso dirompente della massa dei lavoratori nella vita politica dei Paesi, con l’intento di avviare una rivoluzione che sovverta l’ordine di sfruttamento capitalistico.

Dallo studio di Marx in filosofia deriva inoltre la comprensione di numerosissimi aspetti storici dell’Ottocento: la Rivoluzione industriale, la Prima Internazionale e lo scontro con l’anarchismo di Bakunin, la Seconda Internazionale e le variazioni del pensiero socialista — come il pensiero socialdemocratico di Bernstein, per il quale comunque non si può prescindere da Marx —, la Comune di Parigi del 1870 e le lotte per il lavoro che si sono susseguite in Europa per più di cent’anni.

Per non parlare poi del Novecento: possiamo realmente capire la Rivoluzione d’Ottobre, con tutti gli elementi di variazione portati da Lenin e dai bolscevichi, senza prima conoscere Marx? Possiamo parlare di personalità come Antonio Gramsci e della sua opposizione al fascismo senza un buon approfondimento sul pensiero marxiano? Possiamo, insomma, comprendere il comunismo storico, con tutte le sue storture, senza prima aver conosciuto il comunismo scientifico?

Non è questo un discorso ideologico, è un discorso puramente incentrato sull’importanza dello studio, in filosofia, del pensatore che più di tutti ha influenzato irreversibilmente la storia mondiale fino al 1989-1991. Persino la contrapposizione in blocchi della Guerra fredda non vi sarebbe stata se Marx e i marxisti non avessero elaborato il loro pensiero.

Tutto ciò per far sì che insegnamenti come la Storia e la Filosofia vengano insegnati “senza ideologia”. Ma come si può insegnare discipline che fanno anche dell’insegnamento del pensiero e delle ideologie storiche il loro cardine?

Che vi sia bisogno, magari, di una riduzione degli autori o di cambiare l’impostazione dell’insegnamento è innegabile; ma il fatto che si decida di tagliare su Marx, oltre che su altri padri del pensiero politico, fa pensare.

Alessio Cognetti
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