Se esiste un lato positivo del delirio contemporaneo dobbiamo per certo cercarlo il più possibile per non cadere ancora più a fondo nella nostra disperazione. In questo spazio non ho voglia di scrivere un articolo preciso o con grandi citazioni accademiche: vorrei riportare una riflessione, che mi piacerebbe allargare all’interno del nostro Collegio incontrandoci e discutendo più approfonditamente la questione che vi porto all’attenzione oggi.
Negli ultimi tempi è facile notare un certo cambiamento nella retorica politica di sinistra, uno spostamento che mi sembra più concretamente vicino alle persone. Non serve un genio per immaginare che la probabile causa efficiente risieda nell’ultima elezione presidenziale americana, una vittoria trumpiana che, se può non averci sorpreso, ci ha sicuramente lasciati abbastanza inculati. Kamala Harris non era evidentemente Barack Obama e il disagio nei confronti
delle politiche di Biden non ha sicuramente aiutato a poter evitare delle conseguenze, con il senno di poi, abbastanza prevedibili.
Lungi da me però fermarmi ad analizzare il fenomeno delle elezioni americane. Non si tratta però di un evento da ignorare, dal momento che è proprio all’interno del contesto americano che è nata recentemente una nuova speranza della sinistra: Zohran Mamdami.
Concretamente non sappiamo se le grandi promesse del neo-sindaco di New York riusciranno del tutto ad andare in porto, ma ciò su cui dovremmo riporre la nostra attenzione riguarda la sua comunicazione. La campagna di Mamdani è stata impeccabile per tutta la sua durata. Incarna il perfetto millennial, che allo stesso tempo non è irrispettoso delle generazioni precedenti e tantomeno della generazione successiva, delle quali ha avuto la prontezza di abbracciare la comunicazione, portando contenuti di marketing creativi e mai “lame” o “cringe”. Ha saputo trasmettere speranza e senza mai sottrarsi a presentarsi come una persona comune, rimanendo sempre sagace, rispettoso, divertente, e, soprattutto, sinceramente interessato al benessere dei suoi cittadini.
C’è tuttavia un grosso problema nell’avere la fiducia delle persone, soprattutto delle persone tendenti a sinistra, che Mamdani, secondo me, ha capito molto bene: se mi comandi, devi essere, appunto, impeccabile. Il tuo ruolo non ha alcuna valenza metafisica di autorità, ma sei e rimani qualcuno che è stato scelto per la sua autorevolezza [a tal riguardo, vi rimando a un reel di Susetto:https://www.instagram.com/reel/DUqDlDmiM2L/?igsh=MWw0azI5dWxjOGZkZQ==
Non è un regalo, ma un titolo che si guadagna con le azioni e con la coerenza.
Ora, purtroppo in politica è molto difficile rimanere coerenti e forse dovremmo considerarlo come un problema della politica stessa, del suo funzionamento sistemico. La sfortuna dei soggetti che governano consiste proprio nel fatto che le colpe individuali sono più facili da concepire e comprendere dei fenomeni complessi, per cui gli errori contano molto.
Questo problema la destra l’ha già capito da un pezzo. Non a caso, avendo un elettorato TENDENZIALMENE meno interessato ai fatti e più legato ai valori: significa però che spesso i fatti vengono messi in secondo piano per prediligere la retorica, l’opinione e il fatto che non si ha voglia di avere troppe rotture di coglioni. In questo Berlusconi aveva vinto su tutta la linea: chi meglio di lui non rappresentava i valori italiani? D’altronde, Silvione era molto bravo a dire
le cose giuste e al momento giusto, i suoi valori umani sembravano molto più concreti della maggior parte della destra di oggi; almeno, a parole. All’apparenza un gentlemen, nonostante i bunga bunga. Poi, che abbia rovinato l’Italia non sarà tanto un problema finché ci saranno sempre dei poveri comunisti da insultare.
Un’altra questione su cui la sinistra possiede delle grandi difficoltà è proprio il fatto che la sua natura progressista la rende più vulnerabile nella creazione di “valori saldi” – che poi, che vor di – per favorire un discorso complesso, spesso difficile da accettare. I valori della sinistra sono molto generali, millenari, ed è innegabile che spesso sia ricaduta in grandi contraddizioni. Ma il punto sta proprio qui: spesso non riesce a perdonarsi il nostro passato.
Chiaramente non si tratta di un tratto negativo del modo della sinistra di far politica, anzi, rimane un aspetto nobile. Ma questo tratto non cozza per niente bene con la volontà di essere trasparente con il proprio popolo. La politica ha sempre posseduto in se stessa una sua caratteristica che al pensiero può far rabbrividire: l’arcana imperii tacitiana. Notare questo tratto nella storia romana è abbastanza semplice, ma essere consapevoli di ciò alla luce dello
sviluppo della politica moderna è molto importante. Lo abbiamo visto con la CIA e l’URSS, ma lo vediamo del tutto palesemente anche oggi. Contrariamente a una possibile definizione intuitiva di politica, che dovendo amministrare la vita delle persone dovrebbe farsi trasparente, la politica ha sempre avuto un raggelante rapporto inquietante con il segreto.
Questo rapporto morboso era ben noto già per Machiavelli e sulla sua falsariga i politici moderni del realismo politico hanno fondato un loro modo di perpetuarla. Kissinger è stato tra i più importanti realisti politici e non a caso un gran pragmatico interessato ad amministrare la politica costantemente nel segreto.
Ciò che io trovo interessantissimo nella politica dell’ultimo periodo e soprattutto di sinistra è questo piccolo tentativo, forse, di eliminare questo costante segreto. La sinistra in realtà può solo che giovarne, perché se è vero che la sinistra non perdona, l’elettore di sinistra può comunque saper comprendere se coinvolta. Contrariamente alla retorica di Trump o dei politici della destra italiana, che puntano piuttosto su discorsi lontani dai dati effettivi e dai fatti,
puntando sulla percezione degli individui, sfruttando linguaggio d’odio, e tecniche retoriche stracolme di fallacie, se la sinistra vuole davvero conquistare i suoi elettori deve basarsi sui fatti.
Tuttavia, né Draghi, che rimaneva comunque un tecnico, né Conte, né Renzi, né Schlein, né altri spesso parlano di fatti. Anzi, sembra che nessuno dica niente. Mentre invece, personaggi come Mamdani continuano a parlare, anche se ormai sono stati eletti. Appena Mamdani ha un aggiornamento per i suoi cittadini, è lui stesso a postare un video di aggiornamento sui fatti. Anche quando si è reso conto dei grossi debiti lasciati dalla precedente amministrazione, Zohran non ha avuto paura di mostrarsi infallibile.
Così, forse, una tecnica efficace di coinvolgimento a sinistra, anche per risvegliare quel partito politico più denso che è l’astensionismo, è proprio nel coinvolgimento. La volontà di cambiare un posto insieme. Questo è forse quello che sta cercando di fare oggi Silvia Salis, non avendo paura di metterci la faccia nonostante le continue sessualizzazioni della sua figura. Anche altri politici più giovani oggi parlano con franchezza, alcune volte all’urlo del non essere moderati.
Questo è il caso di Lorenzo Pacini, che oggi in Italia sta raggiungendo molti consensi tra i giovani per i suoi slogan concreti contro i ricchi e per la parlantina spesso non sempre formale come vorrebbe una politica ormai obsoleta per i tempi nei quali viviamo. Non è più efficace l’uomo vestito bene da dover onorare, oggi è il tempo di avere qualcuno che sappia lavorare a prescindere dalle formalità. In un mondo in cui Trump può permettersi di postare Obama in versione scimmia o il sindaco di Trieste la Schlein con la faccia della befana, forse anche noi dovremmo smetterla di essere così formali.
Questo non significa che bisogna essere rozzi, promulgare discorsi d’odio o dimenticarsi dei drammi causati dalle ideologie di sinistra estrema: significa piuttosto ripartire con grande sincerità, affinché possa essere possibile, per un elettore, poter se non perdonare, quantomeno comprendere. Perché soltanto comprendendo la complessità delle cose
possiamo effettivamente non odiare l’altro, oltre a riuscire a capire come poter dare il nostro contributo nel futuro, che sia votando qualcun altro o decidendo di dare altre possibilità.
