Parte 1 – Topo-ratto a casa-mare
gira gira gira gira gira gira gira gira
lancio i sassi nell’acqua
e non rimbalzano mai
mi consolo
neppure Cristo l’ha fatto:
lui apre le acque
come cosce accaldate
topo-ratto è solo uno sfizio
un capriccio
perché tanto è tutto senza ovetti kinder
la mamma parla in cassa
con unghielunghe-cassiera
topo-ratto non mangia formaggio
o pure quello, se c’è
la mamma fa il bucato
dimentica – sbadata – di strizzarci dentro l’uovo
topo-ratto non mangia neanche frittata
splash
quieto versa latte
e camomilla nella doccia;
vomita e piscia tra le sue dita dei piedi.
Gli han detto: non si piange
sul latte già versato.
Topo-ratto si guarda allo specchio
e si mette gli occhiali al contrario
zzzzzzzzzzzzzz drindriiiiin
Si stendono i panni.
Col sapone di marsiglia ci facciamo i santi e le vergini suicida,
ma come brillano i calzini al sole!
Zanne d’avorio
sulla macchia mediterranea
Topo-ratto si affaccia
e si stringe
e si appende
e sbandiera
come lenzuola al vento
(Soffia la terra dura e arida
come la sabbia e il vetro)
La molletta cade,
la bestia cede:
poffff
Si dirà di me
Di nuovo il sasso si arrotola
sulle pieghe della piscina
e forse questo, pure questo Cristo non l’ha fatto:
ma io vi dico che un giorno gli apro le cosce come delle acque accaldate
Parte 2 – “c’est ne pas moi, qui clame”
Crema e carbone
Carbone e crema
Creta e carbone
Come carbone e creta
Liturgie da ipocriti e indovini
Sciolgo la messa nell’acqua
e porgo un sorso
Prete nero e colletto bianco
Prete bianco e colletto nero
Come carbone e creta
Mi infilo una mano nelle mutande
-un balsamo d’avorio –
omaggio alle mie sacre scritture
Se il bicchiere cade
E malauguratamente rovescia le mie perline?
E se infilo un dito nella crema?
La crema si fa dito e poi creta
creta e carbone
Il carbone si fa piscina
e ci metto i bambini a nuotare.
Billy Owens è una faccia di carbone.
Tutto è sempre solo carbone.
Crema e carbone
Carbone e crema
Creta e carbone
Come carbone e creta
Le mestruazioni. Come acqua e creta. Cose da primo uomo.
Si infittiscono i dolori al basso ventre, mi viene voglia di urlare.
Imbandiscono un banchetto per il mio corpo di donna, strizzano cattivi l’utero e il seno.
Il Monte Olimpo dei dolori mestruali.
Come si piange il corpo di donna?
Come si umilia il corpo di donna?
Ticchettii e zampilli di asfalto
Deserti e mari da Argonauti
Spezzo il filo
Sangue dal sapore di ferro
Ferro e fango:
estasi da minotauro
****
Cleopatra si mette l’eyeliner
Ma è solo uno stupido film
E Hollywood è solo americana
Al mio topo-ratto piace dare – certi – giudizi di valore
“Ce n’est pas moi qui clame”
Gli egizi sfilano i loro calzari dorati
solo per la regina
Creta e oro
Creta e oro
Creta e oro
A noi non serve Antonio
Noi non brinderemo alla morte della regina.
Parte 3 – Topo-ratto a casa Buddenbrook
Topo-ratto
guanti da troia
orecchie di gatto
borsa di pelle,
labbra ricurve,
giù come a dare
da bocca a bocca
il bacio che fiocca
ripieno di sborra
Noi non siamo eleganti per cortesia,
lo siamo per disciplina.
La zia sorride, sistema il colletto, accarezza i capelli
“Ma come siamo belle oggi!”
Tasta i fianchi.
La carne è ancora tesa e dura.
La nonna sorride
cappotto di lana e taglio corto,
piccoli orecchini di perle.
Serve il caffè.
Da me il tè non si beve,
il tè è costoso ed è di classe
(le dita non si abituano mai)
Topo-ratto è curioso,
morde con attenzione le gambe
del tavolo e saggia
le fredde e vecchie tende:
c’è rimasto – poggiato –
il silenzio sopra.
La nonna piange, dice che vuole morire.
Qui, a casa mia, tutti hanno sempre un po’ voglia di morire
Anche al papà viene voglia tanto
e poi non guarda, negli occhi, più nessuno.
Topo-ratto continua
a mordere e
a rosicchiare.
Alle cene di Natale siamo sempre meno.
La nonna geme
vede cose che non ci sono.
Si inoltra
-rovi e sangue, rovi e sangue –
dove
non la possiamo più trovare.
“Mari se la nonna muore non ti chiamo, hai gli esami da fare”
Non ho perline da contare
fiati o commiati
date o segni
di interpunzione
da ricalcare con cura.
È solo una goccia, è solo una corda
(come un sussulto)
una cattedrale.
Topo-ratto addenta il silenzio:
c’è rimasto poggiato
il dolore sopra.

