TRE GOCCE DI CINESE

La lingua cinese è una delle più complesse, affascinanti e stimolanti che si possa avere il piacere di studiare. Non che le altre lingue non possano riservare soddisfazioni e sorprese, ma approcciarsi a un idioma privo di alfabeto e con alcuni significanti così simili al proprio significato evoca un piacere esplorativo e di deduzione logica che, per quanto mi riguarda, trovo molto appagante. Da un foglio di caratteri cinesi (detti hànzì) emerge una storia millenaria fatta di antiche tradizioni, che hanno lasciato tracce visibili nei simboli usati ancora oggi.

Una delle prime cose che viene insegnata a uno neofita di cinese è l’esistenza dei cosiddetti “radicali”. Si tratta di una piccola componente grafica presente in ogni carattere che ne costituisce la parte più importante. Il suo scopo è quello di facilitare la lettura del carattere stesso, facendo intuire al lettore quale potrebbe essere il suo significato. Ciò avviene perché di radicali ne esistono moltissimi e ognuno di essi è associato a una particolare categoria di parole, come ad esempio ai termini della flora, della fauna o delle parti del corpo. Per semplificare la comprensione, si può dire che di fronte a un carattere sconosciuto si può provare a individuare almeno l’area semantica di riferimento grazie al riconoscimento del radicale contenuto al suo interno. È proprio questo meccanismo che viene utilizzato dei cinesi, o da chi studia il cinese, per cercare le parole nel vocabolario.

Per rendere ancora più chiara la questione e fornire un esempio pratico di come i radicali funzionino, in queste righe si parlerà del cosiddetto sān diǎn shuǐ (“tre gocce d’acqua”), uno dei radicali più diffusi e tra i primi a essere insegnati.

Il radicale in questione si presenta in maniera grafica in questo modo: , proprio a ricordare tre gocce d’acqua. Esso compone la “radice” di tutti quei caratteri che appartengono al lessico dell’acqua, come ad esempio (hăi, “mare”), (yáng, “oceano”), (, “fiume”), e (, “lago”). Non solo, il sān diǎn shuǐ è presente anche in molti caratteri associati a liquidi, anche corporei, come (hàn, “sudore”) e (lèi, “lacrima”), oppure a sostanze di natura liquida, come (yóu, “benzina” oppure “olio”, inteso sia come petrolio che come olio alimentare, presente anche nei caratteri 酱油, jiàngyóu, “salsa di soia”, 橄榄油, gǎnlǎn yóu, “olio d’oliva”, e 种子油, zhǒngzǐ yóu, “olio di semi”).

Il radicale delle tre gocce si può trovare anche in parole che indicano una condizione specifica, sempre riconducibile all’acqua, come (, “assetato”), o in verbi che riguardano l’utilizzo dell’acqua, come (, “lavare”). Infine, può comparire anche nei menù, dove appartiene al carattere (tāng, “zuppa”).

Naturalmente quelli riportati sono solo un numero limitato di esempi, ma si potrebbe andare avanti per molto tempo a scorrere tutti i caratteri che presentano queste tre gocce. Non tutti, però, appartengono al lessico “acquatico”. I radicali sono come una bussola, utile a orientarsi in una lingua che a prima vista sembra composta da geroglifici incomprensibili; si potrebbe dire che svolgono lo stesso ruolo dei segni colorati che indicano i diversi sentieri in un bosco. Non è detto però che le tre gocce stiano sempre a indicare dell’acqua o dei suoi derivati, ma di certo facilitano la ricerca di un significato sul dizionario.

Da questo processo, a prima vista così complicato ma progressivamente più intuitivo, emerge tutta la bellezza e la poesia del cinese, che da pochi segni tratteggia mille verità.

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