VIVERE AI MARGINI DEL MONDO – IL PACIFICO E IL PROBLEMA DEI RETTANGOLI

I nostri riferimenti iconografici sono pieni di rettangoli. Dai quadri che vediamo esposti nei musei agli schermi che teniamo in palmo di mano, le immagini che consumiamo su base quotidiana si incorniciano in quadrati allungati. Anche le mappe seguono questa stessa logica, nonostante la superficie che tentino di rappresentare sia sferica. Così facendo, le carte geografiche prendono anch’esse forma all’interno di cornici e si articolano intorno a un centro, visualizzato nel mezzo del foglio, e a una periferia. Succede, dunque, che i paesi ai margini di queste rappresentazioni, per quanto ricchi di storia, cultura e rilevanza sul piano internazionale, vengono automaticamente declassati a ruoli minori, come sottomarche negli scaffali più vicini al pavimento.

Il concetto stesso di “antipodo” o di “essere in capo al mondo” nasce da una concezione unilaterale dello spazio, con un centro definito e di maggior rilievo rispetto a una periferia sospinta verso i bordi del planisfero. Se è vero che si sorride davanti alle muraglie di ghiaccio millantate dai terrapiattisti, è altrettanto assodato che prendere un aereo per la Patagonia, per le Isole Marshall o la Nuova Zelanda, possa generare in un europeo un certo senso di vertigine. Forse il ghiaccio non circonda la Terra, ma lo spesso bordo bianco delle mappe geografiche può incutere lo stesso reverenziale timore.

Questo modo di concepire le distanze e soprattutto la dimensionalità della Terra è tutt’altro che neutrale. Le mappe non sono mai perfette e hanno sempre un’inevitabile dose di parzialità, per il semplice fatto che scegliere di rappresentare qualcosa si accompagna all’esclusione di rappresentare qualcos’altro. Non esistono carte geografiche senza errori, tanto più di un globo.

La natura sferica della Terra impedisce all’essere umano di riprodurla fedelmente su una superfice piatta. Di conseguenza, ogni mappa del mondo sarà per forza di cose approssimativa e farà utilizzo di proiezioni a loro volta imperfette. La più celebre è quella di Mercatore, nata ai tempi delle grandi navigazioni oceaniche e utilissima per orientarsi su ampie superfici acquatiche, dato che ne mantiene con precisione le proporzioni. Tuttavia, distorce gravemente le dimensioni terrestri, sovrastimando quelle più vicine ai poli e rimpicciolendo quelle equatoriali. Resta comunque uno dei tipi di mappe più utilizzato (lo si trova sulle pareti di quasi ogni scuola media), nonostante distorca le reali dimensioni dell’Africa, della Groenlandia e del Sud America.

Al di là delle proiezioni, la “rettangolarità” standard delle mappe pone il problema di collocarvi tutti i continenti in modo che siano visibili allo stesso tempo. Di conseguenze, l’Oceano Pacifico, il più grande bacino di acqua salata sulla Terra, viene spezzato in due metà e posto ai lati della mappa. Ne deriva una generale misconcenzione della sua effettiva grandezza ma, soprattutto, una marginalizzazione indiretta dei territori che vi sono collocati.

L’area Pacifica non è solo un serbatoio di biodiversità inestimabile, ma anche un luogo vibrante di storia e cultura. Basato prevalentemente su arcipelaghi, la regione si nutre di costanti interconnessioni tra le miriadi di isole, ridotte nella loro complessità dai confini degli stati, tracciati dai colonizzatori europei senza un’effettiva coesione nazionale alla radice. Si tratta della regione con la maggiore diversità linguistica al mondo, ma anche della più a rischio a causa del cambiamento climatico, al quale contribuisce in maniera infinitesimale. Interi arcipelaghi, come Tuvalu, rischiano di sparire sommersi dall’innalzamento del livello del mare, mentre altri ancora portano i segni di anni di esperimenti atomici condotti in maniera coatta da Francia e USA, insieme a un grave problema di estrattivismo minerario. Insomma, il Pacifico è una delle aree più complesse, resilienti e fragili della Terra. Eppure, quasi nessuno sa dove sia, chi lo abiti e cosa vi accada.

La colpa è dei rettangoli. Il Pacifico si è trasformato nei secoli nelle “spalle” della Terra, diviso in due e posto ai suoi bordi, oltre che nascosto “dietro” la concretezza terrena di Africa, Asia, America ed Europa. Il Pacifico è immenso, ma le sue isole sono rese quasi invisibili dalla cartografia.

Le mappe non sono neutrali, né possono esserlo. Quando guardiamo a un modo reso carta, stiamo guardando una sua rappresentazione parziale per dimensioni, proiezioni ed elementi raffigurati. Se una sola di queste combinazioni si standardizza, il risultato è una trasformazione del modo in cui milioni di persone concepiscono lo spazio e, di conseguenza, chi lo abita.

L’Europa non è il centro del mondo, checchè dicano le nostre mappe. Ha solo avuto il privilegio di potersi scegliere il suo posto, e di selezionare chi porre ai suoi margini.

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